“La Scrittrice”, racconto di Clara Cecchi
E’ appena passata la mezzanotte e come sempre mi prende la voglia di scrivere. Una voglia matta di dare il via libera ai miei più nascosti pensieri, ma ancora non è il momento, devo essere paziente e aspettare.
La notte aiuta chi come me si sente al massimo della forma in quelle ore di silenzio e di sussurri nel buio, di passi furtivi e suoni ovattati, di ombre e di luci brulicanti di una vita parallela nascosta ai più, ma non per questo meno ricca.
É difficile seguire la mia inclinazione a raccontare: devo fare i conti con chi convive con me, attendere che tutti dormano, che le ultime luci si siano spente e le porte chiuse sulla loro intimità. Fingo di dormire perché mi lascino in pace, convinti che questo sia il mio desiderio e la mia necessità…che banalità!
Dicono di amarmi e nessuno riesce a capire le mie esigenze di scrittura: se sapessero che il mio sogno è diventare una scrittrice che direbbero? Senza dubbio cercherebbero di psicanalizzarmi, mi metterebbero nelle mani di qualche strano medico per cercare di sondare la mia mente, quasi fossi un fenomeno da baraccone: che orrore! Per questo mi nascondo e tengo per me i miei obiettivi: nessuno deve sapere, almeno fino a che non sarò pronta a mostrare ciò che sono in grado di fare. Allora sì che li stupirò!
Mi sembra quasi di vedere le loro facce attonite, un po’ ottuse: una soddisfazione indicibile per chi, come me, è sempre stata vista solo come una compagnia piacevole da trattare col massimo della cura e dell’affetto, ma nulla più. Nessuna stima, né considerazione per la mia intelligenza e le mie capacità. E mi è andata bene se finora non sono stata mollata, come spesso succede…
A volte mi chiedo come sia cominciata, come abbia scoperto in me questo inaspettato dono, ma quasi non lo ricordo più.
Ero piccola, già allora per gioco stavo attaccata alla tastiera del computer, affascinata dalle parole che venivano create e dalle immagini che quelle parole riuscivano a evocare. Ho imparato velocemente, è nella mia natura: ho immagazzinato nozioni su nozioni osservando per ore loro che lavoravano e studiavano. La mia testa è sempre stata una fucina di idee e pensieri certo insospettabili per gli altri e un giorno, semplicemente, ho capito come dar loro forma: è stata una soddisfazione inimmaginabile.
Lo ricordo ancora: una notte era stato dimenticato acceso il computer e io mi sono trovata improvvisamente sola e libera davanti a quella luce tenue che illuminava la pagina dello schermo, infinite combinazioni di parole si aprivano davanti ai miei occhi, la mia mente era in fibrillazione…quasi senza accorgermene ho sfiorato un tasto ed ho iniziato. Non ho più smesso.
Così è cominciata la mia avventura che si ripete silenziosamente quasi tutte le notti. Con il tempo sono diventata espertissima e all’insaputa di tutti ho imparato a crearmi una cartella nascosta dove archivio i miei pensieri, le mie riflessioni, le mie storie.
Se solo sospettassero come li vedo dal mio particolare punto d’ osservazione: buffe figure che si agitano e si affannano senza tregua, per che cosa, poi?… nemmeno loro lo sanno, tanto prima o poi tutto ha una fine, anche ciò che si ha di più bello.
Certo più passa il tempo meno è facile far finta di non vedere, di non sapere, di non pensare, mostrarsi grata e contenta di qualche complimento e qualche regalo ogni tanto, convincerli che è tutto quello che desidero e che non ho altre aspirazioni se non farli felici come posso e ricavare da questo la mia stessa felicità…ma ne vale la pena. Riuscire a fermare sulla pagina anche solo poche idee per volta, vederle fluire da me e prendere corpo mi procura ogni volta un brivido di eccitazione irrinunciabile.
Che cosa scrivo? Non ho preferenze, racconto di me, di ciò che so di me stessa e che gli altri non sanno pur avendo la pretesa di sapere, ma anche di loro come io li vedo e non sanno di essere, spietatamente, senza indulgenze inutili per i loro difetti ma anche con affetto per i loro pregi: negli anni di convivenza ho registrato tutto, anche i più gustosi aneddoti familiari e sono certa che ne verrà fuori qualcosa di diverso, visto da un’ ottica insolita, di sicuro nuova…
Ecco, è ora. Anche l’ultima porta si è chiusa, finalmente! Ho tutta la notte davanti, veloce e silenziosa striscio sicura nel buio del corridoio che per me non ha segreti, a passi felpati arrivo nello studio, balzo senza incertezze sul tavolo del computer e con la zampa premo il tasto di accensione come ho visto fare infinite volte a loro: la luce dello schermo si accende all’istante e il mondo delle parole è in mano mia.
Non posso parlare, è vero, almeno non il linguaggio degli umani, ma attraverso la tastiera ho la grande prerogativa di dar vita ai miei pensieri e alla mia solitudine e di tenere a bada le mie paure. Anch’io ne ho, come tutti: non so quanto tempo ci vorrà, ma sono certa che un giorno chiunque potrà leggerli.
Ho già in mente il titolo:“Pensieri e parole di una gatta privilegiata”.
Andrà a ruba, non credete?…
Clara Cecchi